sabato 19 maggio 2007

C’è chi spara, c’è chi spera.

Dove c’è prostituzione e spaccio di stupefacenti, lì c’è mafia. Dove c’è prevaricazione ed oppressione, lì c’è mafia.
Ma cosa può fare il singolo individuo, cosa può fare un giovane che si trova a contatto con associazioni mafiose? E come si fa a capire se effettivamente si è in presenza di mafia?
Tante le domande e tante le risposte.
E’ tranquillo Francesco, anche se visibilmente provato dalla trasferta. Tiene in scacco l’assemblea con un parlare pacato, a tratti sussurra, a tratti s’arrabbia e lo fa con quel sentimento che solo una persona sola contro un intero sistema può provare.
Sola per modo di dire perché anche laggiù, nella Locride, qualche amico… vero c’è e Francesco non lesina nomi e cognomi. Li fa, eccome se li fa e per ognuno racconta una storia.
Storie che si vanno ad aggiungere ad altre storie, toccanti, sconvolgenti.
Come quelle di due donne, Rita e Piera, ognuna a suo modo protagonista-vittima di un qualcosa di troppo grande ed opprimente per essere sopportato. Un qualcosa di vorace, logorante, avvolgente. Una piovra, un qualcosa che ti spia, ti cattura e poi ti agguanta, ti piega quando non ti spezza.
Storie di ragazzi e ragazze, uomini e donne che si sono opposti ed opposte a tutto questo. Storie che non è facile raccontare senza commuoversi. Francesco ci ha provato e ci è riuscito o almeno ce l’ha fatto credere.
L’incontro si è concluso così, con un applauso poco rituale, inusuale. Forte.
Grazie Francesco. Grazie di tutto. GPLM